Domenico NANI MIRABELLI (a cura di) / AA.VV. – POLYANTHEA – 1585

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Descrizione

Domenico NANI MIRABELLI (a cura di) / AA.VV. – POLYANTHEA HOC EST, OPUS SUAVISSIMIS FLORIBUS CELEBRIORUM SENTENTIARUM tam Graecarvm quam Latinarvm, exornatvm, quos ex innumeris fere cum sacris, tum prophanis, authoribus iisque vetustioribus et recentioribus summa fide collegere ad communem studiosae iuventutis utilitatem eruditissimi viri, Dominicus Nanus Miabellius atque Bartolomaeus Amantius. Quibus accessere recenti hac aeditione selectissimae Francisci Tortij sententiae, suis quibusque locis & titulis collocatae. Quid porro hoc in opere nunc praestitum, et quo consilio hi authores coniunctim nunc aedantur: quantumque haec aeditio alias hactenus aesditiones omnes superet, ex proximè sequenti epistola cognosces in qua de utilitate et ordine quaedam offendes – 1585. Coloniae. Maternum Cholinum. Coloniae, Apud Maternum Cholinum; Pergamena rigida con titolo e fregi dorati impressi al dorso inquadrati in tassello, taglio colorato; 4°, cm 31; 1.vol; pagg. (16) 1043; Bruniture su alcune pagine e lievi gore d’acqua, sporadici restauri all’angolo inferiore nel complesso più che buon esemplare; testo su due colonne in latino e greco anche in corsivo; frontespizio, capilettera e finali incisi; le pp. numerate sono 1043, e non 1039, perché scrive due volte pp. 839-840 e pp. 1012-1013. Domenico Nani Mirabelli, del sedicesimo sec., era un medico e poeta laureato, nato a Savona o ad Alba Pompeia, fiorito nella prima metà del sec. XVI. Insegnò lettere ad Alba, Acqui e Savona, fu protonotario apostolico e arciprete della chiesa cattedrale di Savona. E’il principale compilatore del testo, pubblicato per la prima volta nel 1512. Nel 1585, ed è il nostro caso, un libraio di Colonia lo ripubblicò ampliato con i contributi anche di Bartolomeo Amanzio e di Francesco Torti. Seguì nel 1600 un’altra edizione, detta P. Nova, a cura di Langius ed ancora una P. Novissima. La quinta stesura è del 1621 ed ha il titolo di Florilegium magnum… Da Storia letteraria d’Italia di Giovanni da Pozzo riportiamo: La P. potrebbe essere definita come un dizionario di idee, in cui le definizioni sono ricavate da testi scritturali e da autori latini e greci. I lemmi sono normalmente termini astratti (ca. 3000) organizzati in ordine alfabetico; alcuni producono poche righe di citazioni, mentre altri sono complessi tanto da richiedere addirittura dei grafi che consentano di seguire sinotticamente le ricche ramificazioni dell’argomento. Stando alle dichiarazioni dell’autore, l’opera era pensata per gli studenti ma gli studiosi ne fecero grande uso, specialmente gli autori in volgare che, grazie a questo ricchissimo repertorio, potevano far sfoggio di frasi o definizioni di un Platone o di un Cicerone o di un Sallustio o di un Sidonio Apollinare accanto a citazioni di S. Tommaso o di S. Bonaventura ma anche di Petrarca e di Dante, citati in volgare e quindi tradotti in latino. Il debito che la cultura italiana, nonché quella europea in generale, contrasse con questo fortunatissimo manuale è di identità difficile da stabilire, tanto che, dietro la moda di citare auctoritates latine (moda, com’è risaputo, invalsa ovunque dall’Italia all’Inghilterra) si può sospettare, e con buone ragioni, la consultazione della P. che stava certamente sul tavolo di ogni uomo di lettere