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Codice di Napoleone il grande pel Regno d’Italia – Edizione originale e la sola ufficiale

1.000,00

1 disponibili

COD: 50003 Categorie: , ,

Informazioni aggiuntive

Anno

1806

Autore

AA.VV.

Editore

Milano, dalla Stamperia Reale

Formato

4°, cm 28,5

Rilegatura

mezza pelle con titoli dorati impressi al dorso, piatti marmorizzati, taglio colorato

Stato Conservazione

lievi tracce d'uso al dorso e lievissime fioriture, nel complesso ottimo esemplare marginoso

Volumi

1.vol

Pagine

pagg. XXXVI + 633 + (1)

Note

"PRIMA EDIZIONE MOLTO RARA, particolarmente interessante in quanto in tre lingue. Prima degli indici, inserita una circolare “Il Gran Giudice, Ministro della Giustizia. Ai Tribunali, Regj Procuratori e Giudici del Regno d'Italia” del Ministro della Giustizia Giuseppe Luosi. Indici e testi trilingue, in italiano, francese e latino. A pag. (634) la “Tavola delle distanze da Milano di tutti i Capo-luoghi dei Dipartimenti regolate col ragguaglio del miriametro al miglio italiano – certificato conforme de Il Consigliere Segretario di Stato L. Vaccari”."

Descrizione

Il codice napoleonico, entrato in vigore dal 1° aprile 1806, divenne il primo codice civile unitario in Italia. Riportiamo di seguito la circolare del ministro Luosi: “Il GRANDE, che all’Italia divisa stese la destra operatrice di prodigj, e la ricondusse a figurare tra le Potenze dell’Europa, sottraendola al destino fatale di sempre nuovo signore, e di sempre costante servaggio; il GRANDE, che le assicurò una forma di governo non soggetta ad oscillazioni politiche, che preparò a’ suoi popoli un carattere nazionale; compie ora i disegni della sua magnanimità generosa col dono prezioso di un Codice di leggi, che porta in fronte il suo nome immortale. Il diritto romano, questo ricco deposito delle norme eterne di giustizia, che viva ci conservò per tanti secoli la sapienza del primo popolo della terra, più non bastava alle nuove istituzioni ed ai cangiati costumi. La riforma delle leggi del Lazio era il grido universale della ragione. Da lunga età si ripeteva che la collezione di Giustiniano confusa e sconnessa per colpa de’ suoi compilatori, presentava un’indigesta unione di casi speciali, piuttosto che una concatenazione di principij, ed una conseguente emanazione di regole e di massime. Da lunga età il cittadino giustamente si doleva, che le leggi regolatrici delle sue azioni e di ogni transazione sociale, fossero scritte in una lingua non più intesa dal popolo, e fossero divenute per tal modo, come ai tempi di Papirio e Flavio, il segreto di pochi. Ciò in fine che eccitava maggiori querele, era la continua collisione di leggi con leggi, e di queste con gli statuti e le consuetudini fra loro diverse, quante in numero si contavano città e comuni d’Italia. Era riservato al GENIO, che presenta all’Universo l’esempio di un nuovo sistema di rigenerazione politica, di ordinare anche la rigenerazione delle leggi civili. I sommi giurisprudenti della nazione, che primeggia per grandezza d’ Impero, e per esuberanza d’ogni genere di coltura, rifusero la sapienza della romana legislazione, e vi aggiunsero quanto esigevano la situazione ed i bisogni dei popoli moderni. Questa grande opera è compiuta. Il CODICE NAPOLEONE, che per il terzo Statuto Costituzionale divenne legge dello Stato con la edizione italiana, si offre all’intelligenza d’ogni ordine di persone, e diffonde una luce pura quanto brillante per guidarle sicuramente alla cognizione dei reciproci loro diritti. I matrimonij, il governo delle famiglie, lo stato dei figlioli, le tutele, le condizioni del domicilio, i diritti degli assenti, le diverse qualità dei beni, i differenti mezzi di acquistarli e di accrescerli, le successioni, i contratti, sono i principali oggetti di un Codice civile. Il CODICE NAPOLEONE presenta su questi oggetti quanto le antiche e recenti istituzioni offrivano di meglio, rigettati egualmente e gli abusi che non avevano altro appoggio che quello di essere antichi, e le illusioni che la smania sconsiderata d’innovare aveva potuto produrre. Per esso il matrimonio è investito di tutta la sua dignità, e circondato da quelle prescrizioni che gli convenivano. Per esso la podestà paterna, questo utile supplemento della podestà civile, vien ristabilita nei suoi giusti limiti. L’adozione, appoggio consolante della vecchiaja, e sostegno d’una troppo fresca ed abbandonata età vien determinata con mezzi che correggendo gli abusi di questa benefica istituzione , ne assicurano i vantaggi. La facoltà di disporre è conciliata sapientemente coi diritti della libertà, del pari che con quelli della natura. Può il cittadino essere grato a coloro che gli sono stati utili, può correggere l’ineguaglianza che la natura o gli eventi abbiano posta tra ‘suoi figlioli’; ma non può lasciare nella famiglia l’infausta memoria di avere con eccessive liberalità traditi i doveri di padre o di figlio. I figli nascenti trovano in questo CODICE delle forme sicure onde il loro stato civile non abbia mai a soffrire dubbiezze….

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