gardano

Cantus Novi Thesauri Musici Liber primus quo selectissime planeque novae, nec unquam in lucem editae cantiones sacrae (quas vulgo moteta vocant) continentur octo, septem, sex, quinque; ac quatuor vocum, a prestantissimis ac huius aetatis, precipuis Symphoniacis compositae, quae in sacra Ecclesia catholica, summis solemnibusque; festivitatibus, canuntur, ad omnis generis instrumenta musica, accomodatae: Petri Ioannelli Bergomensis de Gandino, summo studio ac labore collectae, eiusque expensis impressae

25.000,00

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COD: 4375828964756 Categorie: , , , ,

Scheda Tecnica

Peso 2.1 kg
Anno

1568

Autore

GIOVANNELLI Pietro (IOANNELLUS Petrus)

Editore

Venetijs apud Antonium Gardanum

Formato

8°, cm 24

Note

Cinque frontespizi, uno per ogni libro, con minime variazioni di titoli, tutti in cornice architettonica con stemma Imperiale di Massimiliano II d’Asburgo in alto e in basso due leoni che sorreggono una rosa con motto “Concorde Virtute et Naturae Miraculis” del Gardano; centinaia di capilettera xilografati; dedica all’Imperatore Massimiliano II; ritratto di Ferdinando I a pagg. (8) e 405, stemma di Massimiliano II a pagg. (10) e 413, stemma di Ferdinando I a pagg. (12) e 423, stemma di Carlo Arciduca d’Austria a pagg. (14) e 427 e stemma di Pietro Giovannelli a pag. 459, tutti ad opera di Donat Hubschmann (e non di Daniel Hopfer come riportato in alcune bibliografie); notazioni musicali su pentagramma; indici

Pagine

pagg. (15) + 467 (ma reali 466)

Rilegatura

piena pergamena rigida coeva con cornice impressa al piatto, quattro nervi e iniziale manoscritta al piatto

Stato Conservazione

ottimo e freschissimo esemplare

Descrizione

Rarissima prima edizione di questa sorta di “antologia” della musica al tempo degli Asburgo. Vi si contengono, tra le tante, composizioni di Jacob Regnart, Jacobus Vaet, Matthias Zaphelius, Michel-Charles des Buisson, Henri de la Corte. Per alcuni di questi compositori, le opere riprodotte nel Cantus Novi Thesauri Musici rimangono l’unica testimonianza dei loro lavori. Trattasi di una delle più sontuose e pretenziose opere di carattere musicale nella produzione libraria del Rinascimento, con un chiaro intento commemorativo della Corte Asburgica oltre che della musica stessa. Cominciamo il suo studio partendo dalla descrizione fisica del libro. Trattasi di cinque libri in un volume unico, di un’altezza di 24 cm ca., un formato insolito all’epoca per i testi a carattere musicale. Segnatura A-OOO4 per pagine (15) + 467 (reali 466). Ogni libro dispone di un proprio frontespizio, ognuno dei quali differisce soltanto per il titolo del libro. Questo è racchiuso in un’elegantissima cornice architettonica xilografata: alla base, marca tipografica del Gardano, un leone e un orso che sorreggono un fiore e motto Concordes Virtute et Naturae Miracolis; ai lati due figure umane, una maschile ed una femminile, come colonne; al centro in alto stemma imperiale di Massimiliano II e due figure alate con corone d’alloro.Dedicatoria allo stesso Imperatore, datata 10 agosto 1568; seguono vari ritratti e stemmi xilografati: Ferdinando I (c. A3r, ripetuto a GGGr), stemma di Massimiliano II (c. A4r, ripetuto a HHHr), stemma di Ferdinando I (c. Br, ripetuto a III2r), vignetta con natura morta (c. B2v), stemma di Carlo Arciduca d’Austria (c. B2r, ripetuto a III4r), insegna di Pietro Giovannelli (c. NNN4r). In riferimento a questi numerosi legni, almeno in una passata vendita all’asta l’autore degli stessi veniva indicato in Daniel Hopfer. Ma si tratta di un errore. Ora, il monogramma che identifica ogni incisione è, sì, DH, ma si tratta del monogramma di Donat Hubschmann, come si evince da numerose altre sue composizioni aventi come firma il medesimo monogramma. Ogni libro riporta un indice delle varie composizioni musicali – mottetti, per essere precisi – come ultima pagina. L’intero volume, ornato da centinaia di capilettera parlanti, è articolato sul pentagramma. Su Pietro Giovannelli (Petrus Ioannellus Bergomensis de Gandino) le notizie scarseggiano. Si sa che ebbe i natali, appunto, a Gandino di Bergamo nel XVI secolo e che fu musicista. C’è chi lo identifica con un personaggio omonimo, tipografo e libraio che esercitava in Emilia Romagna, ma non vi sono certezze. Il suo nome è ricordato unicamente in virtù della compilazione di questo libro. Su Antonio Gardano invece si sa qualcosa di più. Facente parte di una attiva famiglia di stampatori veneziani (attiva da metà XVI secolo e fino a quasi tutto il XVII), è probabilmente il più famoso della sua stirpe. Oltre che a tipografo fu anche compositore musicale e questo di sicuro lo agevolò nelle innovazioni che apportò alla stampa di testi musicali. Fu in grado, infatti, di unire note e riga musicale tramite una unica impressione, quando all’epoca per questa operazione si era soliti ripetere l’operazione almeno tre volte. Il Gardano si era, negli anni, specializzato nella pubblicazione di numerosi mottetti, quelle composizioni per due e tre voci di carattere sacro che andranno poi a comporre il Cantus. Quest’ultimo vide la luce, come detto, nel 1568, ossia un anno prima che Antonio morisse e che la sua attività passasse ai figli continuando a mantenere un ruolo di primo piano nella produzione tipografica musicale. Il Cantus è formato da ben 257 mottetti, per un minimo di due e un massimo di otto voci. I compositori delle opere racchiuse in questo libro sono: Andrea Gabrielli, Georg Prenner, Jacobus Vaet, André Pevernage, Alexander Utendal, Giaches de Wert, Orlando di Lasso, Joaquin Desprès, Philippe Due, Jean Guyot, Jacobus Regnart, Matthias Zapfelius, Johannes Deslins, Michael Buissons, Michael Deiss, Simon de Roy, Joannes Chainée, Stephan Mahu, Franciscus Mergot, Antonio Galli, Wilhelmus Formellis, Adam de Ponte, Jacob Van Brouck, Gregorius Trehou, Petrus Speillier, Antoine de La Court, Henry de La Court, Joannes Lois, Christiaan Jansz Hollander, Lambert de Sayve e Johannes de Cleve. Per alcuni di questi autori, i brani riportati nel Cantus rappresentano l’unica testimonianza scritta rimasta delle loro composizioni. Di notevole interesse, tra le tante, la composizione del Regnart in lode di Alfonso d’Este (In Laudem Illustrissimi Principis Alphonsi Estensis Ferrarie Ducis, pag. 443, – LLL4r) e quella di Henry de la Court in memoria dello stesso Pietro Giovannelli (In memoriam Petri Ioannelli Huius operis collectoris, pag. 460 – OOOv). L’opera tutta si pone, intrinsecamente, come una celebrazione della musica stessa, ancor prima dei personaggi illustri e sacri cui le composizioni sono rivolte. Parimente, si tratta di un volume quasi “memorialistico”, una testimonianza ed un omaggio che il Giovanelli volle rivolgere a quella Corte Asburgica presso la quale, si presume, trovò asilo. Un volume, cinque libri che trasmettono emozioni molti forti, sia per la cura e la composizione tipografica, che per il lascito storico, culturale e musicale di cui si fa testimone.

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