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Bartolomeo FUMI (FUMO) – Summa, Quae Aurea Armilla inscribitur – 1566

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Descrizione

Bartolomeo FUMI (FUMO) – Summa, Quae Aurea Armilla inscribitur, Bartholomaei Fumi placentini, ordinis Praedicatorum, ac haereticae pravitatis Inquisitoris, Nuper revisa, & a multis erroribus expurgata. Breviter strictimque omnia continens, quae in iure Canonico apud Theologos, & omnes summas circa animarum curam diffusè disperseque tractantur – 1566. Venetiis, apud Dominicum Nicolinum; piena pergamena rigida con titoli manoscritti al dorso e tre nervature, taglio a spruzzo; 16°, cm 15,6; 1.vol; cc. 476 (2); rari e quasi ininfluenti fori di tarlo, nel complesso ottimo esemplare; frontespizio con incisioni; capilettera e finali incisi; testo in latino su due colonne; annotazioni d’appartenenza. Bartolomeo Fumi nacque verso la fine del sec. XV da una famiglia piacentina; vestì l’abito domenicano all’inizio del sec. XVI; fu promosso al magistero in filosofia, teologia scolastica, morale, diritto canonica e sacra scrittura. Sarebbe stato nominato inquisitore di Piacenza e Crema nel 1548, rimanendo in carica fino alla morte da collocarsi con molta probabilità nel 1555. L’opera che gli diede notorietà, anche dopo la morte, fu la Summa, quae Aurea Armilla inscribitur, apparsa per la prima volta a Piacenza nel 1549, dedicata al Vescovo Trivulzio. Si tratta di un prontuario, composto di 504 voci ordinate alfabeticamente, il cui il F. espone in maniera succinta ciò che ritiene più confacente alle necessità quotidiane dei sacerdoti dediti alla cura dell’anima. nella dedicatoria, l’autore presenta la sua opera come un tentativo di offrire gli strumenti fondamentali per risolvere i casi di coscienza. Allo stesso tempo viene data la spiegazione del titolo apposto all’opera: come le donne ebree, secondo quanto afferma il profeta Ezechiele, amavano adornarsi di braccialetti d’oro, così anche i sacerdoti avrebbero dovuto avere sempre tra le mani l’Aurea Armilla